"Il Selvaggio" di David Almond e Dave McKean

Ve li ricordate gli anni delle scuole medie (le nostre si chiamavano così)?

Vi ricordate il carico di dolore, rabbia, incertezza che quegli anni spesso si portano dietro?

Sono gli anni di mezzo, la trincea la chiamo io ogni tanto, quella in cui la guerra con se stessi e con se stessi in un mondo ancora da mettere a fuoco può essere violenta, totale.

Beh, io mi ricordo tutto questo.

Anche Blue Baker se lo ricorda quel periodo, coincide anche con perdita del padre...insomma un'autentica tragedia da cui è doppiamente difficile venir fuori"sani" e forti. Qualcosa tuttavia può aiutare: la scrittura. Molti ragazzi tengono un diario, si raccontano in qualche forma, Blue non ci riesce e al racconto di sè preferisce la narrazione di una storia.


La storia narra (il sapore all'inizio sembra quello di un mito) di un ragazzo che vive ai margini della città, che esce solo di notte, e che vive un'esistenza perfettamente selvaggia: non sa parlare, non ha compagnia, mangia ciò che trova, crudo, anche animali e persone se per caso si imbattono in lui nottetempo. Blue riempie le avventure del Selvaggio delle sue proprie avventure quotidiane, l'incontro terribile con il bullo del quartiere che lo infastidisce da quando ha memoria, le passeggiate con la sorellina nel bosco
La narrazione prosegue di pari passo metà autoracconto, diario di Blue che racconta di star scrivendo una storia su un ragazzo Selvaggio, e pagine dal sapore della graphic novel, illustrate e zeppe di errori ortografici che invece rappresentano le vere tavole originali della storia del Selvaggio per come Blue l'ha scritta qualche tempo prima di raccontarla alla mamma, e a noi, mettendola per iscritto.

Il libro ha dunque il doppio ritmo del racconto autobiografico e della narrazione illustrata e di ciascuno usa il linguaggio specifico.
Ad un certo punto, però, la storia stessa si sdoppia, il Selvaggio impercettibilmente prende vita fuori dalle pagine, o meglio, quello che succede nelle pagine e nelle illustrazioni della storia del Selvaggio poi lo si ritrova come fatto avvenuto nella realtà...Blue sembra aderire sempre più alla storia del suo protagonista, persino con i mugloii, finchè la tensione è insostenibile e Blue prende il coraggio a quattro mani e va nella grotta in cui ha immaginato che il Selvaggio abiti e ci entra dentro....e lo trova lì, ad aspettarlo.
Il Selvaggio esiste! Ma soprattutto...il Selvaggio ha disegnato sulle pareti della sua caverna la storia di Blue, parallela alla sua!

Blue e i Selvaggio sono uno il doppio dell'altro, uno la proiezione dell'altro in un mondo e con una vita paralleli, Per un attimo ci si potrebbe domandare chi sia il doppio "originale" per così dire: ovvero se sia Blue proiezione del Selvaggio o viceversa.
Viceversa, il racconto non lascia scampo interpretativo, mi pare, tuttavia la sovrapposizione di realtà, immaginazione, normalità e... "selvatichezza" se così posso dire forte e l'effetto narrativo potente.

Il selvaggio di David Almond e illustrato da Dave McKean edito da Edizioni BD è un piccolo libro notevolissimo, da ogni punto di vista, una narrazione perfettamente in sintonia con i giovani lettori a cui si rivolge senza mezzi termini, edulcorazioni, vincoli o altro. I ragazzi con il proprio mondo interiore, spesso terribile, sempre selvaggio, e basta. L'accoppiata di Almond e McKean è strepitosa e il libro immancabile per gli amanti di Almond ma per ogni ragazzo o ragazza che voglia leggere qualcosa di bello e terribile al tempo stesso.

I temi di Almond tornano sempre, un po' più velata questa volte la discesa agli inferi, o meglio un po' metaforizzata ma presente come sempre; le illustrazioni impressionistiche di McKean sono la cornice perfetta del racconto sgrammaticato di un ragazzo che non si ritrova più nel mondo dei "non selvaggi".

Andatelo a cercare e...buona lettura!


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