"Vola più in alto"


Diego è lo scrittore più giovane che conosca. 
Ha  20 anni ma ha scritto il libro che vi racconto oggi due anni fa.
Questo, un dato anagrafico, è ciò che mi ha spinto a prendermi cura di questo romanzo, a conoscere Diego ed ad accompagnarlo in una presentazione del suo libro a cui forse ne seguiranno altre.

Già, mi sono fatta incuriosire da un dato anagrafico e non dal contenuto del libro che tratta del disorientamento di un adolescente, di un giovane adulto, davanti all'autismo del fratello. Diego Pelizza sta presentando il suo libro in diverse scuole, in alcune librerie, in ognuno dei casi l'accento è stato posto sul contenuto legato all'esperienza ed al vissuto di una persona che convive, letteralmente, con l'autismo.

Io vorrei dare a questo libro il respiro che propriamente ha, riconoscere la sua forma e di romanzo, l'essenza di personaggi dei protagonisti, oltre l'autismo, se possibile, o almeno facendo varie tare e valutando il libro nel suo complesso.

A Diego piace sottolineare come siano pochi, anzi pochissimi, i racconti e i contesti in cui si prende in considerazione il punto di vista dei "fratelli" di una persona disabile, io aggiungerei il punto di vista di persone e bambini in cui il disabile vive. L'attenzione alla disabilità è sempre, rivolta, giustamente, al bambino, alla persona, disabile (di qualunque disabilità si tratti), alla sua accoglienza...ma credo che il concetto di accoglienza sia spesso interpretato al contrario del suo significato profondo: il punto non è tentare di avvicinare l'autistico o il disabile ad un contesto che gli altri considerano "normale" ma è ESATTAMENTE IL CONTRARIO. Sono sono i "neurotipici", come li definisce il protagonista di Tutt'altro che tipico a dover individuare e avvicinarsi al mondo del soggetto autistico o disabile. E perché questo accade ci vuole un allenamento pazzesco, un'interazione basata sul più e non sul meno. Un bello strumento didattico prodotto da Ibby Italia edito da Lapis si intitola La differenza non è una sottrazione e questo è ciò che dobbiamo imparare a fondo: fare addizioni è il solo sistema ed anche il più bello per vivere in sistemi complessi.

Davide, il protagonista del romanzo di Diego, fatto a immagine e somiglianza del suo autore, questa addizione non riesce proprio a farla e il suo travaglio interiore è profondo e lacerante e si risolve solo quando finalmente il blocco si scioglie e il fratello autistico Edo viene finalmente VISTO per ciò che SA FARE non per quello che NON SA FARE! Questo è il contenuto che, come dire, interessa e ha sin qui interessato chi si è avvicinato al libro per il suo contenuto a tratti illuminante per comprendere l'autismo e la relazione con una persona affetta da questa malattia.
Ma a ben guardare l'animo di Davide, così come quello di Diego, subisce dei travagli e affronta dei nodi che sono quelli che un qualunque ragazzo della sua età vive, fratello autistico o meno non ha importanza. Quello che viene fuori soprattutto nei dialoghi, che costituiscono la parte meglio riuscita dal punto di vista letterario del libro, è la quotidianità, i pensieri, il disorientamento di un adolescente e che l'autore sia un adolescente...mi pare interessante.
Diego parla di potere terapeutico della scrittura così continuando a favorire la sovrapposizione tra sè e Davide, tra autore e protagonista, autore reale e implicito e protagonista in Diego sembrano coincidere...ma non può e non deve essere così se è vero che Vola più in alto è un'opera di narrativa, di finzione, ispirata alla realtà quanto si vuole ma pur sempre finzione. Districarsi dal punto di vista critico in questo tipo di scritture non è semplice, forse nemmeno l'autore ci è riuscito, e ci riesce, perfettamente a districarsi il che produce un'alternanze di toni e livello narrativo che una maggiore consapevolezza sicuramente avrebbero limato e controllato.
Ma tutto resta a favore di Diego Pelizza che ha saputo prendere il coraggio a quattro mani per raccontarsi, per raccontarci il proprio vissuto interiore pensando che altri ragazzi avrebbero potuto ritrovarcisi dentro e non perché hanno un fratello autistico. Questa è la sua bravura e gli va completamente riconosciuta e mi spinge a sottolineare il potere che la narrazione e la letteratura può avere sempre per entrare in mondi altri e al tempo stesso dentro il proprio mondo nei meandri più inesplorati del sé. Chissà cosa scriverebbero i ragazzi se trovassero il modo per narrarsi...a se stessi innanzitutto e poi agli altri, come ha fatto Diego...Forse si dovrebbe dar loro più spazio in questo senso, mantenere un contatto con la lettura, con la scrittura, con la narrazione delle storie perché questo è il modo dell'umanità di perpetrarsi nel tempo. 

Mi sarebbe piaciuto che Diego avesse trovato accoglienza come ragazzo, come scrittore, come autore, che qualcuno, la casa editrice Cleup in primis, lo avesse seguito al massimo per aiutarlo a tirare fuori il meglio dal suo lavoro. Invece Diego ha fatto tutto da solo, chapeau a lui e alla sua forza, molto ma molto meno a chi non ha saputo e quotidianamente non sa vedere, seguire e riconoscere i ragazzi e le ragazze che come lui hanno qualcosa da raccontare....e in questo l'avere un fratello autistico non c'entra proprio niente, vorrei che fosse molto chiaro!

Ho chiesto a Diego se il suo libro gli piace ma soprattutto se lui l'avrebbe letto all'età dei ragazzi a cui si rivolge, della secondaria di secondo grado, la sua risposta è stata affermativa e positiva e io credo che abbia profondamente ragione: i ragazzi hanno bisogno di storie in cui riconoscersi che un ragazzo se la sia "scritta da solo" la sua storia merita qualche riflessione....e in questo l'avere un fratello autistico non centra proprio niente, vorrei che fosse molto chiaro!

E se provassimo tutti a volare un po' più in alto per vedere la sostanza e il valore profondo delle cose? 
Forse scopriremmo che il raccontar storie può salvare noi e gli altri.




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