"Il bassotto e la regina" di Melania Mazzucco

Il bassotto e la Regina

Ho letto questo breve romanzo ormai 3 anni fa, quando uscì come strenna natalizia di Einaudi, nel 2012, avevo ancora la libreria e mi regalai questa lettura con la curiosità di capire cosa fosse, davvero, una strenna natalizia. Non so perchè questa storia si mi sia imposta stasera con prepotenza quindi, visto che tutti sanno cos'è una strenna (...mah), vi racconto Il bassotto e la regina di Melania Mazzucco.

E' da giorni che rimugino sul fatto che mi piacerebbe fare uno studio, o almeno approfondire, cosa succede nelle scrittura quando uno stesso autore passa dallo scrivere per adulti, al rivolgersi a ragazzi o bambini. Forse un giorno ci riuscirò, intanto mi limito a constatare che mentre questo tentativo di cambiamento di registro talvolta produce emerite mediocrità (e potrei fare nomi illustrissimi) talaltra ci regala piccoli gioielli forse inaspettati. Il punto di partenza credo sia il lettore immaginario, ovvero quel lettore, quallunque esso sia, che un autore qualunque, dal più bravo al più improvvisato, è tenuto ad immaginarsi per poter decidere ed adeguare ad esso il registro narrativo.

Melania Mazzucco, scrittrice poliedrica ma sempre rivolta ad un pubblico adulto, con Il bassotto e la regina tenta il salto, alla casa editrice fa gola, un nome del genere, una novità per ragazzi e perfetta per il regalo di Natale! A Melania Mazzucco il salto riesce, il romanzo risulta leggibilissimo, delicato, ben scritto e azzeccato per un pubblico di ragazzi e ragazze dai 13 anni in su, o forse anche qualcosina prima.

La storia è abbastanza intrigata e complicata da attirare la curiosità e riguarda la scoperta e lo smascheramento di un traffico illecito di animali nello scantinato di un condominio rispettabile in cui vive Platone, un placido e salottiero bassotto che sin qui non aveva mai incontrato emozione più grande dei giardinetti pubblici insieme al suo amico umano. Tra gli animali rinchiusi in condizioni di estremo disagio nello scantinato ce ne sono anche di esotici e rarissimi come, tra gli altri, una tartaruga leopardo (la saggissima e vecchissima signora Leo) vero e proprio coro (nel senso delle tragedie greche) della narrazione, una scimmia, e  una leviera afgana di una bellezza mozzafiato che fa dimenticare a Platone i giardinetti e lo trasforma in una specie di furia aminale disposta a tutto pur di salvare il mondo in cui vive il suo amore.

Le vicende che si susseguono sono cupe e talvolta tragiche, molto tragiche, ai malviventi non va tutto come avevano previsto ed alcuni animali, come dire, vengono eliminati per essere utili (dal loro punto di vista) in altro modo, la signora Leo in primis che viene uccisa dopo una lotta feroce per poterne ricavare qualcosa dal carapace visto che chi doveva acquistarla viva non l'ha voluta più. Una scena violenta e forte tanto che la signora Leo non rimarrà impressa solo nel lettore ma ancor di più nella mente del "cattivo" che non potrà più dormire un sonno tranquillo senza che la tartaruga lo turbi con la propria presenza almeno fino a quando... tutto prende la piega finalmente giusta, 
Ve lo dico subito, il lieto fine c'è ed è completo, non voglio nemmeno immaginare come siano venuti fuori dei cuccioli da un bassotto e da una levriera afgana, ma l'amore è amore. Forse vi state domandando se è il caso di far leggere a una ragazzo o una ragazza un libro esplicitamente forse, che tocca corde profonde.
La risposta è, secondo me, che proprio qui sta la forza della Mazzucco. Il suo pubblico immaginario è fatto di ragazzi e ragazze reali a cui non ha paura di raccontare il dolore. Niente di edulcorato o divertente, ma una storia attraente, crudele e a suo modo gioiosa come la vita di un qualunque adolescente esposto per altro regolarmente ad un livello di violenza inaudita. 
Qualcuno ha letto in queste pagine una sorta di fiaba esopica, un racconto filosofico con protagonisti animali che ci racconta il mondo delle virtù e difetti umani, una fiaba sull'amore e la solidarietà perfetta, appunto, per esser messa sotto l'albero di Natale, ha pure la firma conosciuta, mica come i soliti libretti per ragazzi che magari sono capolavori ma ignoti all'adulto di turno. A me, devo esser sincera, tutta quest'aria da fiaba io non l'ho respirata, sono caduta nel libro con tutto il mio essere amante degli animali, della giustizia e, soprattutto, della buona letteratura in cui, se l'autore è bravo, la sospensione dell'incredulità basta a se stessa!
Le pochissime illustrazioni, sono ironiche e bellissime e vengono dall'inconfondibile mano di Alessandro Sanna.

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