la sospensione dell'incredulità

Se mi chiedessero perché mi piace leggere risponderei che adoro dover sospendere la mia incredulità. Se mi chiedessero perché mi sono appassionata ai libri per bambini risponderei che in questi la sospensione dell'incredulità deve essere molto più forte e i bambini sono gli unici da poter resistere così sospesi!
Ma che cos'è? la sospensione dell'incredulità? Beh, è un termine critico che indica esattamente ciò che significa cioè la capacità da parte dell'opera (e quindi dell'autore) di stabilire un patto con il lettore tale per cui questi accetta di non leggere o giudicare la narrazione con i classici parametri realistici. Quando si legge, se il libro è buono, si deve poter riconoscere credibilità allo svolgimento della trama senza verificarne la realisticità; a dire la verità, se in un libro non ci caschiamo dentro ma continuiamo a vedere pulci dappertutto o siamo dei critici esperti stressati dalla deformazione professionale, oppure ci deve essere qualcosa nella scrittura che non funziona.
Nei libri per bambini la cosa è molto più evidente e, mi pare, per alcuni versi, un po' più complessa nel senso che moltissime storie (a cominciare da quelle della famosissima Pimpa) sono completamente surreali e presuppongono ben più della sospensione dell'incredulità, tuttavia forse talvolta, proprio perché i bambini, beati loro, possiedono naturalmente almeno fino ad una certa età una straordinaria credulità, si abusa in questo senso e ci si trova davanti a testi che spiccano di astrusità ma non reggono sotto nessun punto di vista ed in effetti è davvero difficile che un bambino vi si appassioni. Allora dov'è il discrimine? Il surreale non è ugualmente fuori dal reale? Il nonsense che senso ha?
In aiuto mi è venuto qualche giorno fa un passaggio di un bellissimo saggio di Marnie Campagnaro in Incanto e racconto nel labirinto delle figure (Erickson, 2013) quando analizzando alcuni albi e testi della letteratura per l'infanzia rileva che "sono i personaggi che fanno la storia" per cui "la presenza di un intreccio legato alla dimensione irreale, fantastica, fiabesca, surreale o del nonsense è condizione importante per promuovere l'incontro con l'immaginario, ma senza la presenza di un protagonista forte e "vero", di cui il bambino si possa "realmente fidare e che lo prenda per mano, accompagnandolo in questo viaggio avventuroso, ogni varco verso l'immaginario rimarrebbe precluso" (p.84-84). Perfetto, ecco la spiegazione che cercavo, grazie. Ed ecco perché, come ho letto da qualche parte, scrivere per bambini è come scrivere per adulti, solo più difficile...!
Incanto e racconto nel labirinto delle figure
Marnie Campagnaro e Marco Dallari, Incanto e racconto nel labirinto delle figure, Etickson, 2013.

Etichette: , , , , , , ,